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Madonna in trono col bambino

L'icona del XIII sec. del Maestro del Bigallo

La Madonna in trono con Bambino e due santi attribuita al Maestro del Bigallo databile al 1240 – 1245 proveniente dalla chiesa di Santa Maria a Bagnano. Una delle opere che meno colpisce a prima vista, ma certamente una delle più interessanti, nonché la più antica. Questa sua antichità fa si che sia la più legata agli stilemi della tradizione pittorica bizantina: per questo potremmo tentare più che una lettura artistica dell’opera, una lettura religiosa dell’icona. L’iconografia, è quella della Madre di Dio in trono che con ogni probabilità risale al concilio di Efeso del 431 durante il quale Maria fu dichiarata Theotokos "Deipara" Madre di Dio: lo indicano anche le iscrizioni ai lati della Madonna “MР” e “θY” ossia “MετηР θεoY” – Madre di Dio, appunto. E un’icona, per essere tale, deve avere delle iscrizioni; come la nostra tavola. Madonna in trono con Bambino La Vergine sorregge in grembo il Bambino, disposto frontalmente con la destra benedicente. Anche questo gesto del Bambino è tipico della tradizione bizantina. Facendo poi attenzione anche alla postura delle dita vediamo che esse vanno a formare il titolo “IC XC” = “Gesù (è) il Cristo”. Inoltre, il fatto che le due dita, il medio e l’indice, siano così bene evidenziate sta a sottolineare la duplice natura umana e divina del Cristo. Tutti elementi di tradizione orientale. Caratteristico della tradizione bizantina è il fondo oro. L’oro, oltre ad essere il più prezioso tra i colori, simboleggia al contempo la trascendenza e la immanenza di Dio: da una lato esso non è ottenibile dalla mescolanza di alcun colore (la trascendenza, appunto); dall’altro è pur sempre in natura – dai fiumi, alla terra…– anche se sulla quantità si può discutere…– come Dio, che l’ha creata (l’immanenza). Che il Bambino sia rivestito d’oro non è casuale: ribadisce che è il vero Dio. I tre motivi geometrici che vediamo sulle spalle e sulla testa di Maria non sono messi lì a caso: come nella tradizione iconica orientale, dove sono tre stelle vere e proprie, stanno a significare che Maria è vergine prima, durante e dopo il parto. Altra peculiarità della nostra tavola è l’aureola della Vergine in aggetto tipicamente duecentesca; ma anche questa è una caratteristica riscontrabile nelle icone bizantine, dove le aureole escono dallo spazio che racchiude la figura principale, al centro dell’icona, invadendo gli spazi delle altre figure minori poste a cornice della figura centrale. Dio (qui il Bambino) non solo è la radice della realtà (l’icona) standone al centro e in profondità (si ricordi che le icone solitamente sono incavate – non la nostra tavola), ma invade e alimenta il creato (ciò che sta fuori dall’icona) con la sua grazia (l’aureola in aggetto). Ai lati della nostra Madonna vi sono, per la prima volta, due santi invece dei canonici angeli: questo ne fece un importante prototipo che influenzò i pittori fiorentini attivi nella seconda metà del XIII secolo. Anche questa è una caratteristica derivata dalle icone, dove infatti vi sono spesso dei santi a cornice delle figure centrali.